Roma che in..canta

Cantare è un po’ come recitare. Bisogna avere una discreta presenza scenica, respirare in maniera adeguata, dare alla voce la corretta intonazione ed il giusto timbro, dare alle parole enunciate il peso e l’accentuazione che meritano.

E, dunque, perché non tentare di cimentarsi in entrambe queste due nobili arti?

E’ da questa coraggiosa idea che è nato lo spettacolo “Roma che in..canta”, un divertente connubio tra canto e recitazione ideato dal Coro Musicanova e portato con successo in giro per l’Italia e l’Europa.

Lo spettacolo è nel repertorio del Musicanova da più di 10 anni, ma è stato rivisitato ed ampliato in occasione dell’evento organizzato dal coro stesso al Teatro del Torrino in Roma il 12 luglio 2015.

L’evento si è diviso in due parti: una prima parte dedicata all’esecuzione alcuni classici della musica italiana, spaziando dall’overture de “La Traviata” e del “Barbiere di Siviglia” arrivando ad “Insalata Italiana” e all’elaborazione a sei voci di “Bella Ciao”; una seconda parte in cui viene inscenato il musical “Roma che in..canta”.

In “Roma che in..canta” lo spettatore viene proiettato in una ipotetica piazza romana di inizio ‘900 in cui i coristi, con i vestiti dell’epoca, disquisiscono ed intonano canzoni su un tema senza tempo: l’amore.

Tra un gruppo di lavandare che sogna il vero amore, disillusi giocatori di carte che, al contrario, hanno smesso di crederci, ragazze che maneggiano i gioielli sperando, un giorno, di sfuggire al loro destino da meno abbienti e trovare il nobile che le regali una vita più agiata, ubriaconi del paese che, tra una sbevazzata e l’altra, lusingano la seducente Maria Nicola, sembra di essere catapultati in una remota realtà a cui non siamo più abituati. Una realtà in cui, nella buona e la cattiva sorte, gli abitanti del paese scendono in piazza ed argomentano delle tesi più disparate, mentre adesso, con la pervasività di internet, ognuno dice la sua dal divano di casa guardando in faccia non un essere umano, bensì lo schermo di un cellulare.

I popolani si divertono intonando “Tanto pè cantà”, prendono in giro la seducente Maria Necola che, nonostante ci abbia provato in tutte le maniere, non si è ancora maritata, dedicandole l’omonima canzone, si commuovono sulle note di “E lo mio amore”, azzardano un balletto goliardico su “Me pizzica me mozzica” e “Ohilì ohilà”, ammirano la bellezza di Roma omaggiandola con “Gira gira e fai la rota” e “Arrivederci Roma”.

I popolani, insomma, stanno insieme, vivono insieme, uniti, l’uno accanto all’altra, e non si lascerebbero mai, come non lascerebbero mai la loro amata Roma.

Già prima che iniziasse, l’evento è stato già un successo, visto il repentino esaurimento posti che ha portato il coro ad organizzare una replica nello stesso giorno, anch’essa terminata sold out. E non c’è cosa più gratificante per il cantore, o attore che dir si voglia, di esibirsi in un teatro pieno di gente rispettosa della cultura e dell’arte.

E l’attesa che si era creata nei confronti dello spettacolo è stata ampiamente ripagata, facendo vivere agli spettatori una serata unica ed indimenticabile. Una serata magica, come la città eterna, Roma, che accompagna in sottofondo le nostre vite, ricordandoci, di tanto in tanto, che l’arte e la cultura rendono la persona viva, libera e felice.

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